Alberto Veronesi in RAI, la Casta dei Teatri
CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, Operazione Spartito

Alberto Veronesi alla RAI, la pubblicità della Casta PD

di ALDO BELLI – Dal concertino davanti La Scala alla RAI, l’immagine della Casta dei Teatri in cerca di verginità verso i lavoratori.

Mi pare sia di Bertold Brecht: “Ogni mattina per guadagnarmi il pane, vado al mercato dove si vendono bugie. E, pieno di speranza, mi faccio largo tra i venditori”.

Inutile negarlo. La Casta della Lirica e dei Teatri in Italia è potente. Può sparare in TV e sui grandi media nazionali, senza che nessuno fiati. Silvio Berlusconi, almeno, pagava con i suoi soldi la pubblicità politica in TV e non con i soldi degli italiani. Se ancora ci occupiamo di Giano bifronte dunque, l’Alberto Veronesi per metà direttore d’orchestra e per metà “personaggio politico” come lui si definisce sulla sua pagina Facebook sotto il simbolo del Partito Democratico, è solo perché anche lui rappresenta un paradigma della Casta.

Mercoledì in tarda serata, la televisione di Stato ha ospitato Alberto Veronesi, il “direttore d’orchestra-personaggio politico”: è l’ultima puntata – ma solo ad oggi – della serie pubblicitaria della Casta inaugurata a Milano con il concertino di fronte al Teatro alla Scala che è finito su tutti i grandi media nazionali. Mi è venuta in mente la “Merda d’artista”, l’opera d’arte di Piero Manzoni.

L’artista internazionale – al quale Milano ha dedicato la piccola strada davanti al Bar Jamaica tra Piazza San Marco e Via Brera – sigillò 90 barattoli di latta, simili a quelli della carne in scatola, e vi applicò un’etichetta tradotta in quattro lingue (italiano, francese, inglese e tedesco) con la scritta “Merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961“, sul coperchio appose un numero progressivo da 01 a 90 insieme alla sua firma. Piero Manzoni volle denunciare, in quella forma artistica, che il mercato dell’arte contemporanea era pronto ad accettare letteralmente la merda, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità ed esclusività. L’influenza proveniva da Marcel Duchamp, che a partire dal primo decennio del ‘900, scelse un oggetto comune firmandolo e datandolo, quindi esponendolo per elevarlo ad opera d’arte. La firma, sostiene l’eretico Duchamp, conferisce in questo modo un plusvalore artistico ed economico a banali prodotti in serie.

La RAI, e non meno dei grandi media nazionali per il concertino in Piazza della Scala, ha partecipato alla stessa arte concettuale di Duchamp e Piero Manzoni: quella della firma – della RAI piuttosto che della grande testata giornalistica – per attribuire un plusvalore al contenuto del barattolo. Accade così che l’informazione di Stato, pagata dai cittadini italiani, possa consentire ad una delle punte di diamante della Casta di entrare nelle case italiane come paladino dei lavoratori dello Spettacolo e della Cultura, facendola passare come verità d’informazione e di opinione.

Alberto Veronesi, RAI, 12 maggio 2021: “Una situazione di mancanza totale delle tutele per i lavoratori dello Spettacolo”. Come non concordare! Se non fosse che in Italia uno dai quali devono essere tutelati i lavoratori dello Spettacolo è proprio lui, Veronesi: deve ancora pagare i 56 musicisti e il direttore d’orchestra che ingaggiò per la rappresentazione della Bohème al Foro Italico di Roma del 30 maggio 2016. Nessuno ha mai risposto alla denuncia di Assolirica del 2 giugno 2016 nella quale si chiedeva una “valutazione dell’operato del Maestro Veronesi” per “il susseguirsi di fatti spiacevoli che si richiamano” al suo “operato in qualità di Organizzatore di Spettacoli Lirici”… “Le nostre Associazioni hanno ricevuto negli anni numerose segnalazioni di fatti incresciosi quali inadempienze contrattuali di vario genere, inadempienze relative alle regole di ingaggio teatrale, cancellazione di spettacoli all’ultimo minuto“… A Roma “un centinaio di persone tra musicisti e tecnici non riceveranno alcuna retribuzione per il lavoro fatto nella preparazione e nelle prove“… “Segnalazioni di cattiva gestione e mancanza di pagamenti e denunce arrivano anche dalla Sicilia dove Veronesi ha operato a Taormina e al Luglio Musicale Trapanese”… In Campania “per il neonato Festival di Pompei 2015”

Alberto Veronesi, RAI 12 maggio 2021: I lavoratori dello Spettacolo sono i nuovi schiavi, prestazioni che vengono pagate 60-70 euro e poi i lavoratori dello Spettacolo vengono lasciati morire”. Anche stavolta, come non concordare! Se non fosse che Alberto Veronesi è da vent’anni il dominus del Festival Puccini di Torre del Lago, del quale è stato presidente e direttore artistico per anni: quanto ha pagato lui i lavoratori dello Spettacolo?

Alberto Veronesi, RAI 12 maggio 2021: “In Spagna i teatri non sono stati mai chiusi, in Italia invece sono stati i primi a chiudere”, dice ancora proponendo il confronto tra il bravo ministro della Cultura spagnolo Rodriguez Uribes (la cultura non deve chiudere perché la cultura è un bene essenziale) con il ministro della Cultura italiano Dario Franceschini che invece “ha chiuso subito i Teatri”. Alberto Veronesi Facebook 29 gennaio 2021: “Niente pubblico. Bene ha fatto il Ministro Franceschini a vietare il pubblico anche nella kermesse di Sanremo!”. 4 gennaio 2021: “Governo Franceschini? Sarebbe una bella notizia”. Potrei continuare, ma con questa posso chiudere, 26 ottobre 2020:Basta attaccare Franceschini. Intendo difendere il Ministro Franceschini e il #governo dagli attacchi delle grandi firme dello spettacolo dal vivo in Italia per la vicenda della chiusura dei teatri”.

Alberto Veronesi, RAI 12 maggio 2021: “La smettano i lavoratori dello Spettacolo di farsi prendere in giro da governi che non tutelano la cultura“. Peccato per Alberto Veronesi che il suo partito, il PD, sia al governo dal settembre 2019, e che il suo alter ego (PD) Dario Franceschini sia ministro della Cultura dal 2014 tranne una breve pausa, e ancora prima al governo nel 2013 e sottosegretario (PD) alla Presidenza del Consiglio dal 1999 al 2001.

Personaggio politico, sì. Ma non nel senso di Luigi Nono, il compositore veneziano che nel 1952 si iscrisse al Partito Comunista Italiano diventando uno degli amici più intimi di Palmiro Togliatti. Ricordo un episodio di colore degli anni Ottanta: “Io vengo sempre ai tuoi comizi, tu invece non vieni mai ai miei spettacoli” esordì Luigi Nono. Berlinguer sorrise: “Prometto che una volta lo farò”. L’Archivio Luigi Nono di Venezia, curato da Antonio Trudu, ha raccolto in volume oltre 270 lettere, cartoline e telegrammi, in cui Nono corrisponde con Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao, Rossana Rossanda, musicisti, musicologi, uomini di cultura, operai, esponenti internazionali come Fidel Castro, Salvador Allende, Václav Havel, discutendo di politica e dei suoi intrecci con la cultura, l’arte, la musica, la società.

Nel caso del Maestro Alberto Veronesi, viceversa, gli unici carteggi sono quelli conservati alla Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago, la cui unica destinazione possibile non è quella di un libro, ma di un fascicolo della Procura della Repubblica e di un banco di un tribunale.

Giano Bifronte, il “direttore d’orchestra-personaggio politico”. Non si tratta di una mutazione genetica, o della sempre apprezzabile svolta di vita individuale che sovente rigenera lo spirito, perché fin dagli anni giovanili Alberto Veronesi coltivò la cattiva politica come spartito della commedia che si rinnova di stagione in stagione: la politica della Casta che schiude le porte della gloria, e del conto corrente, non certo quella di Luigi Nono che pensava alla cultura e alla musica come il ponte levatoio del progresso in Italia e nel mondo.


(VIDEO) Estratto TV Dichiarazioni di Alberto Veronesi