Home CAMPO DI MARTE - di Aldo Belli Coronavirus: Un Paese allo sbando, sulla nostra pelle

Coronavirus: Un Paese allo sbando, sulla nostra pelle

by redazionetoscanatoday
Coronavirus, un Paese allo sbando

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Non so dire quanti siano a non essere disposti a farsi prendere per i fondelli, probabilmente saranno pochi, ma fossero anche due in Italia io sono uno di questi

Riepiloghiamo: prima (a cavallo del Natale) scoprono che è in arrivo una tempesta virale, viene approvato un decreto di emergenza sanitaria nazionale estesa fino a giugno, senza che non venga attivata alcuna procedura organizzativa e tutti zitti (non solo il Governo, ma anche il Parlamento, giacché voglio pensare che deputati e senatori al mattino insieme al cappuccino almeno la gazzetta ufficiale con i decreti approvati la leggano). Poi, codice rosso: tutti in casa o si muore e il Paese andrebbe alla rovina. Tre settimane dopo, cioè oggi: abbiamo scherzato, riapriamo tutto. Cosa sia cambiato da gennaio ad oggi lo sappiamo: un pezzo dell’Italia, come sempre del resto, è sceso in prima linea rischiando di persona (inutile ripetere l’elenco), e l’altro pezzo ha continuato a sbattarsene (ovviamente solidale con quelli in prima linea), prendendo treni per fuggire come ladri nella notte, continuando a cazzeggiare per le strade in compagnia del virus, salendo in auto per la seconda casa al mare o in montagna, per godersi una giornata di sole. Quello che invece non sappiamo è cosa sia cambiato dal punto di vista virale, cioè della nostra salute, tra il prima e il dopo: tale da giustificare il tutti liberi (naturalmente espresso con la dolcezza della tipica ipocrisia nostrana; guarda caso sono partiti dalle librerie e dai negozi per bambini, che teneri! Della serie, diciamolo con garbo, nel c… ve lo mettiamo sì, ma con la vasellina). Considerando che gli aiuti economici varati dal Governo sono un bluff (abbiamo iniziato a scriverlo proprio ieri), l’alternativa dei Potenti si potrebbe riassumere in questo modo: tra morire di Coronavirus o morire di fame, il rischio maggiore è il secondo perché l’Italia è alla frutta. Per cui: riapriamo tutto, e se la sbrigheranno i camici bianchi, verdi, e i becchini, però l’Italia tornerà produttiva. Viva il Made in Italy! Oppure, si è sbagliato prima con il “Tutti in casa”, esagerando un’influenza virale sia pure più velenosa di altre del passato, ma a macchia di leopardo e non letale oltre le patologie a rischio in ogni influenza: solo perché il sistema sanitario nazionale (cioè lo Stato Italiano) non era in grado di curare tanti malati dopo avere in questi ultimi trent’anni smantellato la sanità pubblica. Ovviamente, non mi sfugge il dramma del lavoro, della mancata produzione e del commercio (a proposito: gli aiuti economici del Governo a cosa dovevano servire?), e posso capire che in Italia sia improrogabile aprire gli stabilimenti balneari a metà aprile per essere pronti a giugno quando in Cina si costruisce un ospedale in una settimana. Staremo a vedere: decidete voi quale delle due verità, il prima e il dopo, vi sembra più realistica. Per quanto mi riguarda, non so dire quanti siano a non essere disposti a farsi prendere per i fondelli, probabilmente saranno pochi, ma fossero anche due in Italia io sono uno di questi.

(foto: Johnain – licenza Pixabay – https://pixabay.com/it/illustrations/demagogo-populista-autocrate-2193093/ )

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