È morto Ezio Bosso, aveva 48 anni, dopo una lunga malattia neurodegenerativa
La musica è il più universale dei linguaggi. Dall’Est all’Ovest del mondo, dal Nord al Sud del pianeta, la musica non richiede traduzioni. Essa si diffonde nell’aria in onde invisibili che sollecitano e accarezzano chi ascolta, placandolo, scuotendolo, emozionandolo. La musica è la rappresentazione della spiritualità dell’uomo, che nell’esattezza delle note e nel loro contrappunto dà voce all’interiorità. La musica non richiede orecchie, ma cuore, non ha bisogno di un buon udito ma della sensibilità di chi la ascolta. La musica è la sintesi sublime di tecnica compositiva e di magia espressiva, è l’espressione immateriale per eccellenza, perché solo apparentemente sta nelle partiture e nei pentagrammi; la sua bellezza, la sua forza rapitrice di pensieri e dispensatrice di suggestioni trovano nel suono la loro esatta perfezione.
Dio era un musicista; così recitava il titolo di un vecchio film. E io ci credo. Perché quando i segni scuri tracciati su un pentagramma diventano suono e diffondono l’emozione universale senza confini di tempo e di luogo, è lì che l’uomo ascolta il suo Dio. E se la fede canonica ha bisogno di chiese e di riti, la spiritualità della musica, che trascende i credi, ha bisogno dei musicisti, di coloro che dalla materia delle partiture sanno liberare la magia imprendibile del suono.
Oggi la musica ha perso uno dei suoi sacerdoti. È morto Ezio Bosso. Era un pianista, un compositore, un direttore d’orchestra. Ezio Bosso era soprattutto un uomo generoso che regalava la musica. I suoi concerti erano suono in purezza, scevri di protagonismi e di celebrazioni. Abbassate le luci, nel silenzio del teatro, solo le vorticose e carezzevoli onde del suono esatto della musica riempivano ogni spazio possibile. E se chiudevi gli occhi eri sicuro che tutta quella bellezza fosse per te.
Bosso la musica non la suonava, non la dirigeva: la liberava. E il suo abbandono alla meraviglia trascendente del suono non era uno spettacolo, ma un invito, una promessa di spiritualità. Bosso non c’è più e ci mancherà. Ma la musica in cui è vissuto suonerà ancora, per lui, per noi, per tutti. Per sempre.
(foto: Free-Photos – licenza pixabay https://pixabay.com/it/photos/pianoforte-mano-giocando-musica-801707/)
Giancarlo Altavilla è avvocato amministrativista, cassazionista, professore a contratto all’Università di Pisa
