FOCUS, LA PIETRA DI MINERVA - Giancarlo Altavilla

Ieri ho visto uomo seduto per terra, trent’anni, e piangeva

di GIANCARLO ALTAVILLA – Era appoggiato al muro freddo di un palazzo antico, vestito di due cappotti, una lunga barba nera

Ieri ho visto un homeless.
Era seduto in terra, lungo il corso principale della mia città, addobbato a festa, e deserto.
Erano passate da poco le otto della sera.
Aveva trent’anni, forse qualcuno di più, ma non arrivava a quaranta.
Piangeva.
Era seduto in terra, solo. E piangeva.
Era appoggiato al muro freddo di un palazzo antico, vestito di due cappotti, una lunga barba nera e qualche fagotto nei pressi.
Ne ho sentito i singhiozzi mentre con passo frettoloso rientravo dal lavoro.
Il capo chino e i singhiozzi, a riempire un silenzio buio che nega la festa più bella dell’anno.
Una pioggia fredda bagnava le cose e stringeva il cuore; le lampadine natalizie lanciavano luci intermittenti e inutili che si specchiavano sulle vetrine spente dei negozi.
Ho rallentato il mio incedere, e mi sono fermato davanti a lui, in un distanziamento sociale istintivo, che era ben più antico e connaturato di quello imposto da qualunque pandemia.
Ho fermato i miei passi e l’ho guardato.
Non era un homeless, era un uomo. E piangeva.
Era un uomo giovane, dagli occhi neri e i capelli folti che davano mistero allo sguardo.
Il suo pianto bambino era disperato e riempiva la strada silenziosa. Era il suono della solitudine, della disperazione, della sconfitta.
Con una voce stonata, che avrei voluto fosse calda e non impaurita, gli ho detto: Signore, si sente male? Ha bisogno di qualcosa?
Silenzio.
Vuole che chiami qualcuno? Cosa si sente? Vuole che chiami un’ambulanza?
Ho fatto un piccolo, un piccolo piccolo passo verso di lui.
Signore?
Ha alzato il capo e mi ha guardato in silenzio, le parole erano negli occhi, senza suono.
Erano le parole di chi non ha a chi dirle, di chi ha perso l’abitudine di proferirle.
Non ho retto il suo sguardo. Per paura? No, per l’imbarazzo, per la fatica di specchiarmi negli occhi lacrimosi di un uomo seduto solo su una strada deserta e bagnata.
Il pianto si è interrotto perché fuori della sua intimità a capo chino, non era quel che l’uomo voleva vedessi.
Gli ho allungato del denaro, poco, il resto del prezzo di un libro comprato poco prima.
Egli l’ha preso con delicatezza, senza toccare la mia mano; l’ha guardato, chissà, contato. Poi si è alzato e mi ha detto: Grazie, signore.
Con passo lento si è mosso verso un vicolo ed è scomparso dal mio sguardo.
Intorno a me, il silenzio e il ritmo sciocco di lampadine desolate.
Solo col pensiero, nel quale la mia voce era calda, gli ho detto: Buon Natale, Signore.