COMMENTI, POST - di Andrea Appetito

Il fuoco verrà. In morte di Ceronetti

di ANDREA APPETITO – È il tempo degli acquerelli di Hitler, dice il mio amico Jonny Costantino. Nature morte orlate di insaziabili ambizioni.

È il tempo degli acquerelli di Hitler, dice il mio amico Jonny Costantino.
Nature morte orlate di insaziabili ambizioni.


Occorrerebbe essere fedeli alle immagini vive che emergono dal profondo, attenderle pazientemente sulla soglia di casa con un lumino acceso. Vegliare senza speranza ma senza fare un passo indietro. Con spontanea leggerezza portare il sorriso sul volto. Lasciar affiorare la gioia che anticipa ogni rivelazione. Ogni incontro. Attendere, senza fretta. Lasciar posare sulla pelle la polvere di ogni istante.


Qualche giorno fa ho cominciato a leggere il Messia di Ceronetti. Qualche giorno fa Ceronetti è morto. In una pagina del libro c’è scritto: mantenere acceso il lumino chassidico.
E in un altro si dice: Messia significa mai abortire. Io lo intendo non rinunciare (per paura o per comodità) alle proprie immagini, essere fedeli alle immagini vive e attendere che affiorino dal profondo.
Occorre l’arte della cura. La cura paziente delle piccole cose. I gesti, la gratitudine, il silenzio, l’azione senza esaltazione, gli abbracci.


Accordarsi, non sottrarsi, dimorare nelle piccole cose, essere fedeli a una promessa. Non occupare grandi spazi per lasciar fiorire radici profonde.
Immagino un western su una terra di frontiera polverosa e deserta dove non esiste niente e nessuno. Una frontiera che è stata una città frenetica e trafficata. Dove c’era una miniera d’oro rimane solo una bambina che non ha memoria ma è fedele all’ultimo ordine di suo padre: dare da bere a un ciliegio chiuso in un piccolo vaso.
La bambina rimane fedele a questo compito fino alla fine. Nel frattempo dimentica il volto della madre, la voce del padre, la ragione per cui è stata abbandonata ma non dimentica il suo compito. Ogni giorno rinnova la sua piccola memoria ripetendo l’unico gesto di cui è capace, di cui ricorda ancora la tecnica ma non il senso.
Dare da bere a un ciliegio che non cresce… Mantenere accesa la lucina… e vincere così la notte della memoria, della miniera, della città di frontiera.


Ho promesso di scriverti una volta al mese e nonostante tutto lo farò, finché potrò…
Questo è quello che abbiamo, una noce di lievito madre. Ci resta quello che impastiamo, ogni giorno, con cura amorevole e paziente.
La morte è alla soglia di casa da un po’… Abbiamo ormai familiarità col mistero. È avvinghiata alla vita e nell’abbraccio scuote e riorienta la vita spaesata.
Scrive Eraclito tradotto da Ceronetti: Il Fuoco verrà/ Giudicherà ogni cosa/ E la comprenderà.


Bisogna risalire il fiume asciutto, percorrere scalzi la pietraia fino ad arrivare alla fonte, all’orifizio dal quale un tempo l’acqua sgorgava, l’oracolo parlava. Fermarsi, togliersi dalla testa il cappello e senza alzare la voce chiedere alla fonte: perché ci hai tolto la tua benedizione?


La parola profetica è davvero difficile. Parlare per qualcosa o qualcuno che deve ancora venire e con ogni probabilità, come scrive Kafka tradotto da Ceronetti, arriverà un giorno dopo il proprio arrivo…


Chiedo scusa per le parole approssimative. Non è che io abbia fretta, è che rimane poco tempo e

Questo testo è una cornice alle parole del mio amico Jonny Costantino per Ceronetti: http://www.ilprimoamore.com/blogNEW/blogDATA/spip.php?article4026