Giorgia Meloni
COMMENTI, FOCUS, PENSIERI BREVI - Pier Franco Quaglieni

Il volgare Mattioli (La Stampa) su Giorgia Meloni

di PIER FRANCO QUAGLIENI – La volgare battuta del noto critico musicale contro Giorgia Meloni fattrice e contro sua figlia Ginevra.

La volgare battuta contro Giorgia  Meloni vista come una fattrice e contro sua figlia Ginevra scritta su “La Stampa” da Alberto Mattioli, giornalista amante dell’opera lirica, ma certo non dell’educazione e della deontologia professionale, non ha suscitato  le scuse dovute. Il giornale ha pubblicato l’8 febbraio un pezzo mascherato da un articolo su Salvini e da una sua fotografia, in cui non si riporta la frase per cui si chiede scusa, impedendo al lettore di capire di cosa si stia parlando e cioè che la Meloni ha “prodotto“ sua figlia con la collaborazione di un dipendente Mediaset.

Il concepimento di un figlio che avviene attraverso l’amore di un uomo e di una donna e’ uno degli atti più sublimi e più alti che possa avvenire, al di là del matrimonio di cui Mattioli diventa un improvvisato paladino solo nel caso della Meloni.

Mattioli non ha mai scritto dei figli di coppie omosessuali ottenuti attraverso uteri in affitto che ne avviliscono il concepimento. Non ha mai scritto di coppie che hanno figli senza essere sposate o di figli nati al di fuori del matrimonio che oggi sono all’ordine del giorno. Il moralismo, anzi l’invettiva del giornalista, è davvero un vulnus alla correttezza informativa, una goliardata di pessimo gusto che rivela il suo odio politico verso chi non la pensa come lui, un’offesa ad una donna, anzi alle donne. Il suo non è stato un errore in buona fede, come ha sostenuto. Ma Mattioli doveva anche scusarsi con i lettori e gli abbonati al giornale che gli danno da vivere, per averli presi in giro con il suo articolo che smentisce la storia del giornale su cui scrive, una grande storia che ebbe origine da una coscienza limpida come Alfredo Frassati.

C’è’ da rabbrividire pensando a Frassati, a De Benedetti, a Ronchey, a Levi, a Fattori, Marcello Sorgi e Maurizio Molinari direttori de “La Stampa”. Un infortunio così, alla “Stampa” non era mai capitato; o forse, solo durante il lungo periodo in cui il giornale fu asservito al fascismo si possono registrare cadute così vistose. E poi appare davvero incredibile che il direttore del giornale, pur chiedendo scusa, definisca l’articolo di Mattioli “ottimo”. Un articolo con quello scivolone è pessimo di per sé, non ottimo, egregio direttore Giannini. Basta quella frase a renderlo pessimo.

In questo modo i signori de “La Stampa” continueranno a perdere lettori costantemente come ormai avviene da tempo.

Un’altra osservazione: il silenzio delle femministe in servizio permanente effettivo, della presidente Boldrini e delle tante giornaliste vestali del femminismo più intransigente, nemiche acerrime del sessismo, rimaste in silenzio. Solo Cirinnà e Concia hanno parlato, anche se Cirinnà prudentemente ha anche elogiato il direttore Giannini per le sue scuse. Troppo silenzio attorno ad una gaffe che anche gli uomini di qualsiasi orientamento dovrebbero condannare senza scusanti e opportunismi. Resta il silenzio dell’Ordine dei Giornalisti che in altre occasioni simili e’ andato giù con mano pesante contro giornalisti di altro orientamento. Il suo silenzio è allarmante, fa pensare ad un Ordine inutile che quasi ricorda quello voluto da Mussolini e che andrebbe sciolto, come sostenuto da tutte le coscienze democratiche più alte della storia del Paese .