CAMPO DI MARTE - Editoriale di Aldo Belli, COMMENTI, FOCUS, IN ITALIA, Operazione Spartito

LA FENICE revoca il bando per il dirigente industriale

di ALDO BELLI – “Prendo atto della revoca del bando” dichiara Sciarra (FIALS), “ma io mi sono rivolto ai Ministeri, loro devono rispondere”.

Potrei scrivere che Toscana Today aveva ragione, ma non lo scrivo. Perché noi non apparteniamo ai collezionisti di like. Dico invece, che anche questa è la dimostrazione di come la libera informazione indipendente può contribuire a rendere migliore la vita pubblica. Martedì scorso avevamo denunciato su queste pagine la vicenda del Teatro La Fenice di Venezia con un titolo eloquente: Un dirigente d’industria in palcoscenico. La FIALS – Federazione Italiana Lavoratori dello Spettacolo – aveva presentato il giorno stesso un esposto ai Ministeri competenti e alla Corte dei Conti: nell’intervista, il suo segretario generale Enrico Sciarra spiegava i motivi. L’intervista si chiudeva con questa affermazione di Sciarra: “Noi conosciamo una sola casta: quella della Musica, lo scriva con la emme maiuscola per favore. E noi non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci di fronte a come la Musica Lirica, in Italia, viene umiliata ormai da troppo tempo”.

Riepilogo il fatto. Il Teatro La Fenice il 30 dicembre pubblica un bando per l’assunzione a tempo indeterminato di un “dirigente amministrativo nell’ambito delle risorse umane”, in termini semplici: la figura di direttore del personale. I Teatri sono inquadrati, dal punto di vista retributivo e previdenziale, nel contratto nazionale di lavoro dello Spettacolo. Per il direttore del personale, La Fenice prevede, invece, l’applicazione del contratto dell’Industria, in termini semplici: l’inquadramento nell’Industria equivale a tre-quattro volte la retribuzione di un suo pari livello nel Teatro (direttori di palcoscenico, degli allestimenti scenici, eccetera). Il caso, a quanto pare, è diffuso nelle Fondazioni Liriche in Italia. Le figure apicali, di prassi, vengono scelte dal sovrintendente di turno, e seguono la durata del suo mandato. Del resto, gestire un Teatro non è come gestire un’impresa industriale o commerciale: ogni sovrintendente rappresenta un “modo personale” di vedere il Teatro (qui è di arte che si parla e non di Nutella), e quindi i contratti a tempo determinato riguardano le principali figure apicali dello staff del sovrintendente. Nel caso de La Fenice, invece, la decisione era stata quella di assumere a tempo indeterminato il direttore del personale, inquadrato, appunto, nell’Industria e non nel contratto previsto per i lavoratori dello Spettacolo. Sul piano generale, è evidente che questa disparità di trattamento retributivo tra pari livello nello stesso Teatro a favore degli “uomini del sovrintendente” non trova alcuna giustificazione razionale, aggiungendo nuovi tasselli alla Casta del Teatro che in Italia comincia a scricchiolare.

Il bando è stato revocato perché “c’erano state solo tre domande, non tutte con i requisiti richiesti”: questa è la spiegazione fornita ieri dal sovrintendente Ortombina. La coincidenza della revoca con l’articolo pubblicato da Toscana Today il 9 marzo e con l’esposto della FIALS rimane comunque evidente. Nel bando emesso il 30 dicembre non è indicato il “responsabile del procedimento” (grave vizio non solo formale!), ma solo un referente di contatto: “Per qualsiasi delucidazione contattare la Segreteria Concorsi -Ufficio personale…”. Voglio sperare che l’attuale direttore del personale, Giorgio Amata, essendo a capo dell’Ufficio personale responsabile del bando pubblico, non abbia partecipato al bando stesso: sarebbe quanto meno imbarazzante (è un’osservazione fondata semplicemente su motivi di opportunità e trasparenza, ovviamente, come principio generale). Almeno quanto la sua esclusione, se avesse partecipato: poiché risulterebbe, di fatto, mancante dei “requisiti richiesti” secondo Ortombina (giudizio ovviamente non meritevole per la sua nomina e permanenza a La Fenice come direttore del personale).

Il sovrintendente del Teatro La Fenice, Fortunato Ortombina, ha dichiarato che “il mondo è cambiato rispetto ai vecchi enti lirici. Per rendere più solida e oculata la gestione della Fondazione servono professionalità. Ora rifaremo il bando, ripenseremo ai criteri di selezione proprio per avere un parterre di altissimo livello”. Questa dichiarazione, francamente, non mi pare un elogio al vertice attuale della Fondazione, compreso il suo direttore generale Andrea Erri e l’attuale capo del personale Giorgio Amata. Ortombina dovrebbe anche spiegare perché la professionalità che serve ai Teatri non esiste nei “funzionari” del contratto di lavoro dello Spettacolo (al di là delle parole, la qualifica di “funzionario” è il vertice nell’organizzazione funzionale dei Teatri equivalente a quella di “dirigente” nel contratto Industria).

Dice ancora il sovrintedente Ortombina, a difesa della sua scelta: la figura del capo del personale “dovrà gestire 19 milioni e mezzo e deve dare continuità”. Non so dove abbia studiato economia aziendale e scienze economiche il sovrintendente Ortombina, ma è la prima volta che mi capita di leggere il massimo vertice di un ente come La Fenice che confonde (nell’organigramma) le competenze del “direttore del personale” con quelle del “direttore amministrativo” e del “direttore finanziario”. “Il mondo è cambiato”, certamente: ma le regole di organizzazione del lavoro sono sempre le stesse, come la “partita doppia” in contabilità, da Venezia a New York a Nuova Delhi.

“Prendo atto della revoca del bando” dichiara Enrico Sciarra, segretario generale Fials, “ma io l’esposto l’ho rivolto ai Ministeri della Cultura, al direttore generale Spettacolo dal Vivo, ai Ministeri dell’Economia e delle Finanze, per la Pubblica Amministrazione, del Lavoro e delle Politiche Sociali: sono loro che devono rispondere, anche perché si tratta di un tema che riguarda non solo Venezia. Mi sono rivolto al Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, e spero che avvii una verifica a livello nazionale su tutte le Fondazioni Liriche e su tutte le Fondazioni che gestiscono i Festival lirici”.

Ho letto anche una dichiarazione del sindacato CGIL Slc. Nella sintesi, mi pare di aver capito che difenda, invece, l’operato del sovrintendente Ortombina. Spero di avere letto male, per l’affezione che provo verso la storia gloriosa del sindacato di Luciano Lama e di Giuseppe Di Vittorio. Se così non fosse, tuttavia, non mi meraviglierei troppo, considerando che la CGIL nel sistema della Lirica è ormai fedelmente allineata al papato Franceschini-Nastasi.