REGIO TORINO – Condanna Purchia, ecco la sentenza

di ALDO BELLI – Coraggio, prendete esempio dai vostri colleghi di Torino, vedrete come saranno lesti i cortigiani a fuggire da Versailles

Come avevamo anticipato nell’articolo pubblicato questa mattina (Regio Torino – Il commissario Purchia condannato), ecco il dispositivo della sentenza del Tribunale di Torino-Sezione Lavoro che ha condannato la Fondazione Teatro Regio nella persona del suo commissario Rosanna Purchia. Badate bene, questa sentenza di condanna non è solo del commissario Purchia, ma del Governo Italiano (e del suo ministro della Cultura Dario Franceschini), perché è a nome del Governo Italiano che ella opera (come dimostra chi l’ha assistita in giudizio).

Come ogni sentenza, vale per il caso in sé; ma appare evidente che la giudice Aurora Filicetti abbia affermato un principio in diritto che riguarda centinaia di lavoratori dello Spettacolo in Italia: notoriamente, alla mercé dei contratti precari.

Vale la pena di ricordare che i contratti precari, ovvero a tempo determinato, sono sempre e ovunque una forma del rapporto di lavoro difficile da far coniugare il diritto e la giustizia: per un verso, rappresentano la soluzione normativa idonea, corrispondente alle esigenze temporanee del datore di lavoro; per altro verso, rappresentano la condizione oggettiva del lavoratore agli umori del datore di lavoro. Senza addentrarci troppo, sappiamo che nel settore privato questi umori sono più rari: è difficile che un imprenditore rinunci ad una risorsa umana senza un giustificato motivo; nel settore pubblico, invece, purtroppo gli umori dipendono molto dalla opacità del sistema che privilegia gli interessi politici di turno. Nel settore pubblico questo accade in Italia, soprattutto perché un politico che assume responsabilità di potere si sente un padrone, anche se l’azienda non è sua e non rischia niente del suo patrimonio: per cui, seguire le regole dell’economia e dell’efficienza non gli è indispensabile per sopravvivere. Ma vi è forse, anche un altro motivo più generale: all’eccesso di una inciviltà di trattamento dei lavoratori ereditata dall’Ottocento, si è generato un eccesso di falsa uguaglianza dei diritti dei lavoratori: che i contratti nazionali di categoria non hanno risolto. Sarebbe da dire che è il caso dei lavoratori della Lirica: dove la differenza di contesto lavorativo tra un orchestrale e una commessa nel negozio di abbigliamento, o di un cameriere, è evidente.

Sarebbe da dire, sì: se non fosse che a monte c’è una mostrosuità giuridica e morale che dovrebbe suggerire ai baciapile democristiani riverniciati come il ministro Dario Franceschini (status assai diverso dai DC di razza che ho conosciuto) di recarsi dal confessore ogni giorno e chiedere l’ammenda dei propri peccati: da un quinto di secolo i lavoratori dello Spettacolo sono senza un contratto nazionale di lavoro e solo per volontà del Governo. Non dico, invece, dei sonni turbati di Marx, poiché non mi pare che nessuno di quanti continuano a sventolare dall’alto la bandiera colorata di rosso sbiadito conosca il teorico del Capitale e gli operai della Fiat degli anni Cinquanta.

Il punto, dunque, è che gli orchestrali, i maestri di musica, i professori che hanno studiato e ogni giorno continuano a studiare, in Italia sono tutt’ora considerati merce stagionale come i raccoglitori di pomodori: nelle forme e nella remunerazione. E allora su, fatevi coraggio pezzenti del violino e del violoncello! Prendete esempio dai vostri colleghi di Torino, non ho dubbi che la FIALS sarà al vostro fianco per l’assistenza legale gratuita, e replicate in dieci, cento, mille, la sentenza della giudice Aurora Felicetti. E vedrete come saranno lesti i cortigiani di Luigi XIV e Maria Antonietta a fuggire da Versailles.


Il dispositivo della sentenza del Tribunale di Torino

Sentenza n. 1438/2020 pubbl. il 22/12/2020 – RG n. 3338/2019 – TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO SEZIONE LAVORO – Dispositivo della SENTENZA nelle cause riunite iscritte al R.G.L. n. 3338/2019 promosse da. (omissis) e (omissis) assistiti da. avv. ANDREA CONTE e avv. LETIZIA MARTINI contro FONDAZIONE TEATRO REGIO DI TORINO assistiti da AVVOCATURA DELLO STATO DI TORINO

In Nome del Popolo Italiano, il Tribunale Ordinario di Torino – Sezione Lavoro
Visto l’art. 429 c.p.c.
disattesa ogni contraria domanda, eccezione e deduzione,
dichiara la nullità della clausola relativa all’apposizione del termine nel contratto stipulato in data 26 settembre 2018 tra la Fondazione Teatro Regio di Torino e (omissis) e conseguentemente dichiara che tra tali parti sussiste un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con decorrenza dal 27 settembre 2018;
condanna la Fondazione Teatro Regio di Torino al ripristino del rapporto di lavoro di (omissis) e al pagamento in favore di quest’ultima di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto;
dichiara la nullità della clausola relativa all’apposizione del termine del contratto stipulato in data 27 settembre 2018 tra la Fondazione Teatro Regio di Torino e (omissis) e conseguentemente dichiara che tra tali parti sussiste un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con decorrenza dal 29 settembre 2018;
condanna la Fondazione Teatro Regio di Torino al ripristino del rapporto di lavoro di (omissis) e al pagamento in favore di quest’ultimo di un’indennità risarcitoria onnicomprensiva pari a cinque mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto;
compensa tra le parti le spese di lite.
Visto l’art. 429 co.1 c.p.c., come mod. dal d.l.112/2008, indica in giorni 60 il termine per il deposito della motivazione
Torino, 22.12.2020
La Giudice Dr.ssa Aurora FILICETTI