Il paese di Montecatini
Il Quaderno di Merlino - di Giovanni Ranieri Fascetti, LA STORIA SU TOSCANA TODAY

Una Montecatini che non ti aspetti

In Toscana ci sono due Montecatini: quella che tutti conoscono, località termale, della Valdinievole, e il paese di Montecatini, località assai meno conosciuta

In Toscana ci sono due Montecatini: quella che tutti conoscono, località termale, della Valdinievole, e il paese di Montecatini, località assai meno conosciuta della precedente, che siede tra la valle dell’Era e la valle del Cecina, nel cuore di un paesaggio di colline, monti e boschi che ci riporta indietro nel tempo di vari secoli. Una volta passata l’emergenza causata dal famigerato Covid 19, il piccolo Comune di Montecatini Val di Cecina, rifiorirà in una nuova primavera culturale ed economica perché possiede la più grande ed inesauribile ricchezza che si possa desiderare, il Patrimonio: un insieme di paesaggio meraviglioso e non selvaggiamente urbanizzato, architetture di pregio, opere d’arte, una storia affascinante e tradizioni plurisecolari.

Chi lo raggiunge,  salendo tra verdi colline e boschetti fino alla quota di  416  metri,  si ritrova in borgo di impianto medievale, con resti della cinta muraria e delle torri di cortina; antiporta e porta ci introducono in un abitato di case medievali in pietra e palazzi rinascimentali;  infine, l’agglomerato urbano è dominato dalla strepitosa torre della famiglia Belforti la cui poderosa mole svetta da  quasi mille anni, visibile nel paesaggio da decine di chilometri di distanza. Dalla cima di questa torre, resa da poco visitabile dal Proprietario, l’occhio umano sottomette un territorio che sembra infinito, un mare in tempesta di verdi colli e valli, monti vicini e lontani; la vista spazia dalle Apuane e dall’Appennino fino ai Monti di Larderello e Montecerboli, segnati dai pennacchi di vapore dei soffioni boraciferi ; alzando gli occhi, ecco tutta la volta del cielo; di notte il più bel cielo che si possa trovare. Il paese offre percorsi interessanti sia naturalistici che museali; il principale è incentrato sull’antica  miniera del rame, gestita nell’800 dalla Società Montecatini che poi si fuse con la Edison.

Strutture della miniera

Finita la pandemia, questa miniera tornerà a produrre a pieno regime, e non certo rame – la produzione fu bloccata agli inizi del ‘900 dalla Montedison – bensì oro!  Il complesso della miniera, o meglio quanto ne rimane dopo le cannonate sparate dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale è, infatti, un’attrattiva turistica e un polo culturale che dal 2019 ha ripreso a vivere; la miniera può considerata il punto di partenza, o di arrivo, della “Via del Rame”, un  itinerario che attraverso la  nostra penisola si indirizza verso il cuore dell’Europa, itinerario antichissimo, come certifica la  “mummia” conservata dai  ghiacci alpini del Similaun: questo uomo, vissuto poco più di cinquemila anni or sono, aveva con sé un’ascia fusa con rame dei giacimenti delle colline metallifere toscane. Guardando invece in direzione del mare, da qui, da Montecatini,  l’itinerario del rame è quello delle rotte dei Micenei e dei Fenici che portarono le conoscenze tecnologiche della lavorazione dei metalli alle popolazioni primitive nostrane.

 Quella che nel secolo XIX fu la più grande miniera del rame in Europa, alle storie che affondano le radici nella notte dei tempi, ci racconta anche storie più recenti che riguardano lo sviluppo dell’attività estrattiva dai primi decenni dell’800; all’epoca, un gruppo di illuminati imprenditori volle creare qui un esperimento di comunità produttiva, una società perfetta, come perfetto è l’alveare, basata sulla religione del lavoro e della mutua socialità, con orario di lavoro di otto ore, divieto di assumere minorenni, istruzione. Gli impianti industriali venne costruiti con una bellissima architettura di sapore romantico, in modo che le strutture si inserissero  armonicamente nel paesaggio naturale. Quanto oggi rimane degli impianti, seppur mutilato dalle cannonate americane del secondo conflitto mondiale, si presenta come un insieme architettonico  di grande bellezza e testimonia il pensiero che animava quei signori, pensiero che  potremmo esprimere attraverso le parole di Victor Hugo: “il bello è utile quanto l’utile. Forse anche di più”.  Accanto alla miniera essi fecero costruire un imponente palazzo destinato ad ospitare la comunità dei minatori, dotato di spazi ricreativi e della scuola. A poca distanza sorge il tempio, la chiesa di Santa Barbara  protettrice dei minatori. Se un giorno si potesse  realizzare un ascensore come quello della mole Antonelliana di Torino,  i visitatori  potrebbero effettuare una  eccitante discesa nel grande “pozzo Alfredo” che si inabissa nelle viscere della montagna, raggiungendo i trecentoquindici metri di profondità; la discesa darebbe la possibilità di percepire quanto il duro lavoro delle braccia degli uomini sia riuscito a creare: un vero e proprio monumento “al contrario” che, invece di svilupparsi dalla terra verso il cielo, si sviluppo sottoterra.

Assai presto –  un milione e duecentomila euro sono già stati stanziati per il cantiere di restauro –  risorgerà dall’oblio e dall’abbandono, un’altra emergenza architettonica dell’area mineraria: la diga del Muraglione. Questa struttura ha l’imponenza del Fosso di Helm, fortezza descritta nel  “Signore degli Anelli”. Per la sua costruzione ci ispirò all’imponente muraglia del Soccorso della Rocca del Brunelleschi a Vicopisano: il parapetto che corona la diga,  sostenuto da una teoria di archetti a sesto acuto, impostati su beccatelli, è di sapore assolutamente brunelleschiano. Questa opera non venne mai utilizzata:  prima di costruirla non ci si era resi conto che il terreno era permeabile e così questo oggetto, il più inutile che si potesse costruire a quel tempo, è oggi destinato a funzionare come utilissima attrattiva turistica, in virtù della bellezza della sua architettura.

Lo stemma di Montecatini in Val di Cecina

In queste poche righe ho tanto di Montecatini, ma non tutto: questo territorio riserva delle sorprese che si manifesteranno, una ad una, soprattutto se Volterra riuscirà a conquistare il titolo di Capitale italiana della Cultura nel prossimo anno 2022.

(foto: G.R.Fascetti)