L’aeroporto a Firenze è utile solo al Potere

di ALDO BELLI – L’Aeroporto di Peretola in alternativa a quello di Pisa non corrisponde né agli interessi della Toscana né di Firenze

L’aeroporto di Peretola, all’ingresso di Firenze, per chi non lo sapesse è uno dei simboli del genio italiano: il genio dissociato tra bene e male che trattiene l’Italia nel limbo. A un tedesco o a un americano è difficile spiegare come possa convivere lo sguardo dello scalo con quello di Giotto, l’unica risposta potrebbe forse cercarla in Piazza della Signoria: nel gesto fiero di David sempre pronto a lanciare il sasso contro il Golia della tirannide.

La tirannide è quella di un Potere radicato in Toscana che strada facendo ha perduto lo spirito dei La Pira (sindaco di Firenze nei primi anni Sessanta) o dei Lagorio (primo presidente socialista della Regione Toscana), dei Ranuccio Bianchi Bandinelli (l’intellettuale senese che fece dei propri studi sull’arte la leva politica della rinascita culturale del dopoguerra). Ciò che adesso rimane è solo polvere, fatta ingoiare dall’alto ai fiorentini e ai toscani ugualmente smemorati del sangue che gli scorre nelle vene. Abbiamo pubblicato oggi un’interrogazione del consigliere regionale Silvia Noferi: chiede alla Giunta Regionale come si possa conciliare il contributo di 10.000.000 di euro (causale: emergenza Covid; in Italia, ormai da mesi si sta utilizzando la pandemia per elargire denaro pubblico senza bisogno di motivazioni precise) con la mancanza delle autorizzazioni che a quanto pare mancherebbero sulla sicurezza dello scalo, e senza avere dato corso alle opere di mitigazione ambientale già previste da un anno).

Il consigliere del Movimento Cinque Stelle Silvia Noferi appartiene probabilmente a coloro che non sono stati contagiati dall’abbraccio governativo con il PD che ha steso nel Paese il bavaglio prima ancora delle mascherine anti-Covid, rimanendo la Noferi fedele agli elettori toscani che l’hanno voluta in Consiglio Regionale a rappresentare prima di tutto l’interesse dei cittadini e non del Potere.

L’idea di costruire un aeroporto all’ingresso di Firenze non nacque da una geniale analisi della mobilità toscana e delle sue esigenze. Una pista stagionale esisteva già dagli anni Cinquanta, nel 1971 la costruzione di un nuovo aeroporto civile divenne legge dello Stato (Firenze insieme a Napoli ed Agrigento), ma nel 1974 la Regione Toscana (presidente Lelio Lagorio) decise che sarebbe stata Pisa la sede dell’aeroporto della Toscana (Moreno Bucci ha pubblicato la testimonianza diretta su questo giornale): ed era naturale, considerando l’area ampia e disponibile già occupata dall’aeronautica militare italiana e americana.

Non saprei dire quanti miliardi di lire e milioni di euro pubblici sono stati dilapidati in questi anni a Peretola, certo è che non esiste tutt’ora una sola motivazione di efficienza trasportistica a sostenere la scelta di questo scalo in misura alternativa al Galileo Galilei. L’interesse per l’economia e il turismo di Firenze? Il solito tedesco, americano o inglese, esordirebbe con una grassa risata. L’aeroporto di Pisa disterebbe da Firenze mezz’ora con una metropolitana all’aperto, se solo si ragionasse in termini di mobilità sostenibile e razionalmente efficiente; Pisa è funzionale all’economia della costa tirrenica; Pisa è un grande aeroporto che esiste già, disposto urbanisticamente anche per essere ampliato senza devastazioni del paesaggio. E allora? A chi è utile un aeroporto a Firenze in concorrenza con Pisa? Per giunta compresso in un’area nella quale probabilmente non andrebbe neppure l’ultimo aeroclub amatoriale.

La risposta è semplice: è utile solo al potere del Granducato di Toscana, quello che nel corso di questi decenni ha perduto via via la propria influenza politica ed economica oltre la cinta fiorentina, la quale rimane l’ultimo baluardo dell’arroganza politica intrecciata con poteri consunti anche se ancora forti per le debolezze altrui. La stessa Firenze che il Granducato vuole, e che continua a vendere ai fiorentini, non è la Firenze Capitale, ma l’illusione di un Firenze-centrismo anacronistico, perché non esiste una vera capitale economica e morale se rimane solo capitale di se stessa: mentre Firenze è nata per essere capitale della Toscana e solo così facendo capitale nel mondo.